Il Real Estate è il primo asset class a mondo e al giorno d’oggi non può fare a meno della Blockchain. Ne abbiamo parlato con Lorenzo Rigatti, CEO della piattaforma BlockInvest.

Oggi intervistiamo Lorenzo Rigatti, CEO della piattaforma BlockInvest, dedicata al settore del Real Estate e degli NPL, crediti deteriorati delle banche, (in inglese appunto non-performing loan o NPL), prestiti la cui riscossione è considerata a rischio sotto diversi profili. Si tratta in genere di esposizioni degli istituti di credito verso soggetti che, a causa di un peggioramento della propria situazione economica e finanziaria, non sono in grado di far fronte alle proprie obbligazioni e quindi di ripagare nei tempi o negli importi previsti le rate del proprio debito.

Lorenzo Rigatti

Lorenzo Rigatti, CEO BlockInvest

Buongiorno Lorenzo, puoi illustrarci in poche parole di cosa si occupa BlockInvest?

BlockInvest è il marketplace 2.0 pensato per istituzioni finanziarie e operatori di mercato, e progettato per superare le attuali inefficienze. E’ il risultato di diverse competenze e tecnologie, che lo rende unico nel panorama attuale. Grazie a questa soluzione è possibile digitalizzare il processo di vendita di asset illiquidi, in particolare immobiliari e/o Portafogli (Secured, Unsecured), migliorando qualità e affidabilità del dato, e creando su registro Blockchain il certificato/strumento finanziario dell’asset sottostante (security token).

Sfruttando la nostra soluzione basata su public Blockchain di Ethereum, riusciamo a creare uno strumento finanziario direttamente legato all’asset reale sottostante, che abbia lo stesso standard di trasferimento in tutto il mondo, dando quindi la possibilità di intercettare nuovi Investors a livello globale, in un ambiente trustless e con un livello di sicurezza senza pari.

Che problemi risolve la vostra soluzione?

  • Liquidità: apporto di una nuova liquidità, grazie alla creazione di un nuovo mercato (investitori privati accreditati)
  • Trasparenza: Ogni processo, documento e transazione è registrata su un registro pubblico distribuito immutabile, la blockchain
  • Efficienza: nel processo di vendita sia per seller che buyer, la digitalizzazione e la trasparenza informativa comporta abbattimento di costi iniziali e di Overhead.

Cosa vi caratterizza rispetto ad altre piattaforme generaliste e nei confronti dei vostri competitor?

La soluzione BlockInvest, anche se scalabile in futuro su diversi asset classes, ha un database creato con attori di primario spessore del settore Real Estate ed NPL, dando quindi una risposta agli stessi addetti ai lavori.

Attualmente ci sono delle ottime “vetrine” che sono dirette agli attuali players del mercato. Queste, anche se rappresentano una notevole innovazione del settore, non gestiscono direttamente le transazioni e soprattutto non hanno l’obiettivo di ampliare il mercato verso un nuovo tipo di investor. Il nostro focus invece è proprio quello!

Inoltre, la caratteristica di certificazione/notarizzazione della blockchain (che altre piattaforme del settore stanno sperimentando), per BlockInvest è solo un plus, funzionale al nostro vero obiettivo, favorire la creazione di nuovi strumenti finanziari innovativi, preludio della creazione di un nuovo mercato.

In che fase siete del progetto?

Dopo 18 mesi di sviluppo, e la prima «tokenizzazione» immobiliare in Italia, siamo partiti con un P.O.C. per una importante gruppo bancario Europeo, con la quale testeremo la nostra soluzione per migliorare il processo di vendita di asset illiquidi, in particolare due portafogli NPL, un Secured (Gross Book Value ca. 500m) e uno Unsecured (Gross Book Value ca. 87m). A seguito dell’ingresso in società di importanti operatori del settore NPL/Real Estate di questa estate (raccolto 200k€), stiamo stringendo altre partnership per rendere la soluzione BlockInvest ancora più inclusiva ed efficace. Stiamo implementando nuovi standard tecnologici per poter permettere ai Seller di creare strumenti finanziari ancora più articolati e calati sulla base della loro investors base. Siamo stati selezionati dall’Osservatorio del Politecnico di Milano (forse una delle principali authority in materia in Italia) tra le start-up più interessanti in ambito Blockchain.

Perché siete partiti dal Settore Immobiliare?

Il settore immobiliare è la più grande asset class al mondo con un valore di 217 trilioni di dollari, che contano oltre il 50% delle asset class mondiali totali secondo una ricerca di J.P. Morgan del 2017.

Le istituzioni finanziarie stanno riconoscendo l’impatto che la tecnologia Blockchain potrebbe avere nell’ottimizzare i modelli esistenti o addirittura nel crearne alcuni totalmente nuovi.

Il settore Real Estate, seppur ricco, abbraccia le innovazioni sempre un po’ in ritardo rispetto ad altri settori. Un settore che ha avuto il suo primo boom quando c’è stata la finanziarizzazione dell’investimento immobiliare.

Quello che ci aspettiamo nel prossimo futuro non è altro che una ulteriore evoluzione in tal senso, favorita sia dalla tecnologia, che dall’emergenza sanitaria che stiamo affrontando.

Ma questo enorme mercato ha davvero bisogno della Blockchain?

L’ecosistema attuale è costituito da molte reti isolate e indipendenti con poca o nessuna interoperabilità. Inoltre, il numero di intermediari in ogni transazione è enorme e la maggior parte di essi potrebbe essere rimossa dall’equazione, poiché non aggiungono valore.

In questo scenario, Blockchain offre l’opportunità di creare una nuova rete decentralizzata, in grado di migliorare la trasparenza, ridurre i costi e l’asimmetria informativa, vera e propria causa dell’inefficienza di molti mercati. e aumentare l’accessibilità ai dati e agli investimenti.

Ne consegue che, potenzialmente, i principali valori aggiunti sarebbero:

  • Aumentare (drasticamente) l’efficienza delle attuali procedure e flussi di transazioni;
  • Promuovere la creazione di un mercato totalmente nuovo, legando un asset reale un nuovo strato finanziario (come detto in precedenza, vero scopo di BlockInvest).

Di sicuro, il know-how dei professionisti del settore immobiliare e finanziario rimarranno cruciali. Tuttavia, molte operazioni quotidiane come la strutturazione di strumenti finanziari, la gestione delle responsabilità, l’analisi dei documenti, l’archiviazione e la contabilità cambieranno inevitabilmente.

Hai parlato di tokenizzazione. Spieghiamo di cosa si tratta e soprattutto cosa possiamo pensare di tokenizzare in questo contesto?

Tokenizzazione significa convertire i diritti collegati a un asset in un token digitale che viene conservato e trasferito su un registro pubblico distribuito, la Blockchain. Possiamo pensare di tokenizzare:

Asset immobiliare – trophy
Con le opportune procedure, può essere creato un token che segue l’andamento di un Real Asset. I token possono essere programmati con qualsiasi logica richiesta dall’emittente, inclusa la logica che garantisce che distribuzioni profitti e trasferimenti siano conformi per soddisfare regole e regolamenti specifici (es. patti parasociali)

Fondi di investimento
I fondi, soprattutto quelli immobiliari che nell’ultimo decennio non hanno proprio dato i risultati sperati, trarranno vantaggio dall’automazione e dai real-time data forniti dalla tecnologia blockchain, se tutte le transazioni avvengono li (per transazione non intendiamo solo monetaria, ma qualsiasi scambio di valore).

Le possibilità di creare nuovi modelli di business e, parallelamente, di ridurre i costi operativi e generali sono innumerevoli.

Ulteriori vantaggi (e forse il principale) dei fondi tokenizzati includono una maggiore flessibilità e liquidità, aprendosi immediatamente a una nuova base di investitori a livello globale, ad oggi esclusi da queste transazioni.

Portafogli NPL

Attualmente forse l’applicazione più interessante, almeno per noi, è proprio questa.
Come per la tokenizzazione dei fondi di investimento, il settore dei crediti deteriorati potrebbe essere quello che più di tutto (in particolare ora) beneficerà di queste nuove innovazioni tecnologiche e culturali.

Gli NPL sono crediti inesigibili di proprietà delle banche, ma se gestiti correttamente potrebbero produrre un ROI interessante. Il mercato è molto chiuso e riservato a pochi attori. Parliamo di un mercato enorme (180 miliardi di euro in Italia, 650 miliardi di euro in UE – pre-Covid-19). Le recenti stime, che parlano di un valore raddoppiato nell’UE che provocherà un’ulteriore crisi del sistema! È necessario un nuovo approccio come mai prima d’ora. La sfida in questo caso è spostare la visione da «investire in debito» a «creare un nuovo strumento finanziario» collegato a un reale asset sottostante. Quindi, i portafogli NPL potrebbero essere visti come “imprese, fondi ..” e attraverso la tokenizzazione, aprire il capitale a un pubblico più ampio di investitori “passivi” che, potranno diversificare i propri portafogli accedendo a nuove opportunità gestite da esperti e al contempo molto interessanti.

Tutto ciò potrebbe essere visto come la quotazione in borsa 2.0 di una classe di asset totalmente nuova. La differenza è che qui la borsa sarebbe globale. Con la corretta Tokenomics, possiamo creare strumenti finanziari su misura che riflettono sia le attività sottostanti che gli interessi di mercato (con l’aiuto di broker-token dealer) e consente agli investitori di tutto il mondo di avere lo stesso livello di informazioni e opportunità di investire in pochi fa clic su questi token di sicurezza.

La resistenza del sistema a tale disruption sarà forte, ma gli utenti finali possono dare impulso alla rivoluzione a cui stiamo già assistendo nel mondo Bitcoin. L’adozione da parte dell’utente richiederà tempo, ma arriverà!